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IAS 36 TEST IMPAIRMENT OF ASSETS

IAS 36 e Impairment Test: Riduzione di valore delle attività. Servizi IAS IFRS.

La Attuariale srl assiste le aziende nell'affrontare le tematiche riguardanti i principi contabili internazionali tra cui l'impaiment test secondo lo ias 36. Di seguito viene introdotto l'argomento.

Introduzione
Il principio contabile internazionale IAS 36 "Riduzione di valore delle attività" definisce i criteri che l'impresa applica per assicurarsi che le proprie attività non abbiano subito una perdita per riduzione di valore ovvero non siano iscritte ad un valore contabile superiore a quello recuperabile. La perdita per riduzione di valore è dunque "l'ammontare per il quale il valore contabile di un'attività o unità generatrice di flussi finanziari (CGU) eccede il valore recuperabile".
Lo IAS 36 definisce i criteri e le regole da seguire per effettuare il c.d. impairment test (verifica per riduzione di valore) con riferimento sia a singole attività sia a unità generatrici di flussi finanziari (cash generating units). Il principio contiene infatti le disposizioni per l'identificazione, la determinazione e la rilevazione di una perdita di valore. Esso contiene anche i criteri da applicare in caso di ripristino di valore di un'attività o di un'unità generatrice di flussi finanziari che ha subito una perdita di valore negli esercizi precedenti.
Di seguito è presentata sinteticamente la procedura di impairment test da effettuarsi sia su singole attività che su unità generatrici di flussi finanziari.

Ambito di applicazione
Lo IAS 36 è un principio contabile internazionale di tipo trasversale nel senso che la sua applicazione è
valida per più di un principio contabile internazionale, tra i quali ad esempio: lo IAS 16 "Immobili, impianti e macchinari", lo IAS 38 "Attività immateriali", gli IAS 27, 28 e 31 relativamente alle partecipazioni in società controllate, collegate e in joint venture.
Lo IAS 36 non si applica alle rimanenze (IAS 2), alle attività derivanti da lavori su ordinazione (IAS 11), alle attività fiscali differite (IAS 12) o alle attività finanziarie rientranti nell'ambito di applicazione dello IAS 39, in quanto i principi contabili internazionali esistenti applicabili a tali attività già contengono specifiche disposizioni in caso di riduzione di valore delle attività.

Identificazione di un'attività che può aver subito una perdita per riduzione di valore
L'impresa deve effettuare l'impairment test per verificare che un'attività iscritta in bilancio non abbia subito una perdita di valore. La direzione aziendale deve in primo luogo valutare, alla chiusura di ciascun esercizio, se esistono indicazioni tali da far ritenere che un'attività possa aver subito una riduzione di valore. Qualora esistano tali indicazioni, l'impresa deve stimare il valore recuperabile dell'attività.
Le indicazioni circa il fatto che l'attività possa aver subito una perdita di valore possono provenire sia da fonti interne (ad es., obsolescenza o deterioramento fisico di un'attività), sia da fonti esterne all'impresa (ad es., significativa diminuzione durante l'esercizio del valore di mercato dell'attività, cambiamenti nell'ambiente tecnologico, di mercato o economico o normativo nel quale l'impresa opera o nel mercato al quale l'impresa si rivolge).
Indipendentemente dal fatto che vi siano eventuali indicazioni di riduzioni di valore, l'impresa deve effettuare la verifica per riduzione di valore (impairment test) annualmente (o nel corso dell'esercizio se vi sono indicatori che fanno presumere l'esistenza di una perdita di valore) per:
• le attività immateriali con una vita utile indefinita le attività immateriali che non sono ancora disponibili all'uso, confrontando il loro valore contabile con il loro valore recuperabile;
• l'avviamento acquisito in un'aggregazione aziendale.

Determinazione del valore recuperabile
Lo IAS 36 definisce il valore recuperabile di un'attività come il maggiore tra il fair value (valore equo)
dedotti i costi di vendita e il valore d'uso. Non sempre è necessario stimare sia il fair value al netto dei
costi di vendita che il valore d'uso; infatti, se uno dei due valori è superiore al valore contabile, l'attività non ha subito alcuna perdita di valore.
Il fair value (valore equo) al netto dei costi di vendita è l'ammontare ottenibile dalla vendita di un'attività in una libera transazione fra parti consapevoli e disponibili dedotti i costi della dismissione . A seconda dei casi, tale valore è determinato in base:
• al prezzo pattuito in un accordo vincolante di vendita stabilito in una operazione tra controparti
• indipendenti al netto dei costi di dismissione;
• al prezzo di mercato dell'attività dedotti i costi di vendita se non c'è alcun accordo vincolante di vendita, ma l'attività è commercializzata in un mercato attivo;
• alle migliori informazioni disponibili per riflettere l'ammontare che l'impresa potrebbe ottenere, alla data di chiusura del bilancio, dalla dismissione dell'attività (in tal caso, si può far riferimento alle più recenti transazioni per attività similari effettuate all'interno dello stesso settore industriale).

Il valore d'uso è il valore attuale dei flussi finanziari futuri che si prevede abbiano origine da un'attività.
Il calcolo del valore d'uso di un'attività comporta le seguenti operazioni:
1. stima dei flussi finanziari futuri in entrata e in uscita che deriveranno dall'uso continuativo dell'attività e dalla sua dismissione finale; e
2. applicazione del tasso di attualizzazione appropriato a quei flussi finanziari futuri.
La stima dei futuri flussi finanziari deve basarsi sui più recenti budget previsionali approvati dalla direzione aziendale. Il tasso di attualizzazione deve riflettere le valutazioni correnti di mercato del valore temporale
del denaro e dei rischi specifici connessi all'attività d'impresa.

Rilevazione di una perdita/ripristino di valore su una singola attività
Quando il valore recuperabile di un'attività è inferiore al suo valore contabile, quest'ultimo deve essere ridotto al valore recuperabile. Tale riduzione costituisce la perdita di valore.
Da un punto di vista contabile, la perdita di valore deve essere rilevata immediatamente a conto economico come costo, a meno che l'attività non sia iscritta ad un valore rivalutato (si pensi ad esempio, alle attività materiali iscritte ad un valore rivalutato in base al «modello della rideterminazione» previsto dallo IAS 16). Dopo che la perdita di valore è stata rilevata a conto economico, la quota di ammortamento dell'attività deve essere rettificata per gli esercizi futuri per poter ripartire il nuovo valore contabile dell'attività lungo la sua restante vita utile.
L'impresa deve valutare, alla chiusura di ciascun esercizio, se esistono indicazioni tali da far ritenere che una perdita per riduzione di valore, rilevata negli esercizi precedenti per un'attività diversa dall'avviamento, possa non esistere più o possa essere ridotta. Qualora esistono tali indicazioni, l'impresa deve stimare nuovamente il valore recuperabile dell'attività. Se il valore recuperabile dell'attività è superiore al suo valore contabile, quest'ultimo deve essere aumentato fino al valore recuperabile. Tale aumento costituisce un ripristino di valore. Da un punto di vista contabile, il ripristino di valore di un'attività deve essere rilevato come provento nel conto economico, a meno che l'attività non sia iscritta ad un valore rivalutato . Dopo l'avvenuto ripristino del valore dell'attività, deve essere rivista la quota di ammortamento per gli esercizi futuri. L'accresciuto valore contabile dell'attività, dovuto al ripristino di valore, non deve superare in ogni caso il valore contabile, al netto dell'ammortamento o della svalutazione, che si sarebbe determinato se non fosse stata rilevata alcuna perdita di valore negli esercizi precedenti.

Unità generatrice di flussi finanziari (CGU)
Se esiste un'indicazione che un'attività può aver subito una riduzione di valore, deve essere stimato il valore recuperabile della singola attività. Se non è possibile stimare il valore recuperabile della singola attività, l'entità deve determinare il valore recuperabile dell'unità generatrice di flussi finanziari alla quale l'attività
appartiene (unità generatrice di flussi finanziari dell'attività).

Il valore recuperabile di una singola attività non può essere determinato se:
(a) il valore d'uso dell'attività non è stimato essere prossimo al proprio fair value (valore equo) meno i costi di vendita (ad esempio, quando non è possibile stimare che i flussi finanziari futuri derivanti dall'uso permanente dell'attività siano irrilevanti); e
(b) l'attività non genera flussi finanziari in entrata ampiamente indipendenti da quelli derivanti da altre attività.

Come definito in precedenza, l'unità generatrice di flussi finanziari di un'attività è il più piccolo gruppo di attività che comprende l'attività e che genera flussi finanziari in entrata che sono ampiamente indipendenti dai flussi finanziari in entrata derivanti dalle altre attività o gruppi di attività. L'identificazione di un'unità generatrice di flussi finanziari di un'attività implica un giudizio soggettivo. Se il valore recuperabile di una singola attività non può essere determinato, l'entità identifica la più piccola aggregazione di attività che genera flussi finanziari in entrata largamente indipendenti.
Le unità generatrici di flussi finanziari della stessa attività o delle stesse tipologie di attività devono essere identificate con criteri uniformi da esercizio a esercizio, a meno che il cambiamento possa essere giustificato.
Il valore recuperabile di un'unità generatrice di flussi finanziari è il maggiore tra il fair value (valore equo) dedotti i costi di vendita e il valore d'uso della stessa. Per la determinazione del valore recuperabile di un'unità generatrice di flussi finanziari, occorre far riferimento alle stesse indicazioni fornite in precedenza per stimare i valori soprarichiamati.

Avviamento
Al fine della verifica per riduzione di valore, l'avviamento acquisito in un'aggregazione aziendale deve, dalla data di acquisizione, essere allocato ad ogni unità generatrice di flussi finanziari dell'acquirente, o gruppi di unità generatrici di flussi finanziari, che si prevede beneficino dalle sinergie della aggregazione, a prescindere dal fatto che altre attività o passività dell'entità acquisita siano assegnate a tali unità o gruppi di unità.

Perdita per riduzione di valore di un'unità generatrici di flussi finanziari
Una perdita per riduzione di valore deve essere rilevata per una unità generatrici di flussi finanziari (il più piccolo gruppo di unità generatrici di flussi finanziari cui l'avviamento o un'attività centralizzata è stato allocato) se, e soltanto se, il valore recuperabile dell'unità (gruppo di unità) è inferiore al valore contabile dell'unità (gruppo di unità). La perdita per riduzione di valore deve essere imputata a riduzione del valore contabile delle attività che fanno parte dell'unità (gruppo di unità) nel seguente ordine:
(a) prima, per ridurre il valore contabile di qualunque avviamento allocato all'unità generatrice di flussi finanziari (gruppo di unità); e
(b) quindi, alle altre attività dell'unità (gruppo di unità) in proporzione al valore contabile di ciascuna attività che fa parte dell'unità (gruppo di unità).
Tali riduzioni dei valori contabili devono essere trattate come perdite per riduzione di valore delle singole attività.
E' possibile effettuare il ripristino di valore sulle singole attività che compongono l'unità generatrici di flussi finanziari; tuttavia il valore dell''avviamento non può essere in nessun caso ripristinato.

 

Per approfondimenti sui nostri servizi di valutazione, perizia e certificazione contattare la Segreteria al 06 890 876 oppure scrivere ad info@attuariale.com

 


  
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